Puglia

Erika Riggi

PUGLIA - Grazie all’Apulia Film Commission, è diventata la regione più cinematografica d’Italia. L’ultimo regista a sceglierla come location è Ferzan Ozpetek per MINE VAGANTI, film in uscita con protagonista un testimonial d’eccezione: Riccardo Scamarcio (è nato ad Andria). Da Lecce (dov’è ambientato il film) al Gargano, un percorso all’insegna dei colori, dei profumi e dei sapori di una terra piena di sorprese. Da vivere non solo in estate

Regione a lungo dimenticata dalla geografia socialmondana, la Puglia, dapprima emblema della vacanza colta e rarefatta, è diventata una meta da saccopelista godereccio con comitiva rumorosa. Meglio perciò fare rotta verso Sud in primavera, quando le orde di giovani in cerca di pizzica e prezzi stracciati sono altrove. Ecco allora un percorso alla scoperta di una regione che non è solo “mare, sule, ientu e Salento”. Ma è fatta anche di antichi palazzi nobiliari riportati a nuova vita e officine trasformate in spazi culturali, borghi storici all’ombra di ulivi secolari e resort da sogno immersi tra paesaggi mozzafiato, a tratti punteggiati di pale eoliche (le energie rinnovabili sono tra i settori di punta della nuova Puglia). Mine vaganti di Ferzan Ozpetek vi ha aperto gli occhi sul nostro “tacco” più di quanto avevano saputo fare i film di Rubini? Cominciate pure da lì, dall’estremità dello stivale. Lecce è la città più elegante della regione, nota per lo stile barocco degli edifici. Basiliche e chiese sono in pietra leccese, calcare tenero e compatto, facile da estrarre e lavorare. La vita notturna nel centro vale un weekend di musica, gente e buon vino. Altra meta imprescindibile è Otranto da sempre crocevia di traffici e “culture”. Le sue stradine lastricate di pietra chiara sono naturalmente vivaci e frequentate. Il profilo architettonico della città è caratterizzato da terrazze a strapiombo sul mare, case bianche e balconi fioriti. Dall’altro lato della penisola, Taranto, sviluppata su un piccolo golfo, detto Mar Piccolo, chiuso da due penisole collegate da un ponte girevole. Dall’altro lato, la città si affaccia sul Mar Grande dove, su un isolotto, si trova il Castello Aragonese: la splendida costruzione del XV secolo, oggi è sede della marina militare. Da visitare anche il Museo Archeologico Nazionale, da poco interamente restaurato, con tanto di supporti informatici e monitor touch screen in tutte le sale. In mostra permanente una delle più grandi collezioni di gioielli della Magna Grecia (i famosi Ori di Taranto). Risalite verso l’entroterra e fate tappa a Ostuni, la Città Bianca: un’abbacinante oasi di architetture tradizionali arroccata su una collina. Nel cielo di primavera spicca candida come mai. Abitata fin dal paleolitico conserva molte tracce delle antiche civiltà messapiche oltre che della dominazione aragonese. Oltre le terrazze decorate di bougainville rosa e piante grasse si distendono uliveti verdissimi e campagne ordinate, che digradano fino alle spiagge del Pilone e di Marina di Ostuni. Vale la pena visitare uno dei suggestivi frantoi medievali ricavati nella roccia, disseminati nel paesaggio. Trascorrete la serata nel borgo storico di Cisternino, labirinto turcomanno nel cuore della valle dell’Itria: zona collinare divisa in piccoli lotti di uliveti, orti e vigne dai muretti a secco altrimenti detta la “food valley di Puglia”. Dalla bella piazza principale di Cisternino si aprono dozzine di vicoli che, dopo il tramonto, si tramutano in beef-streets: i banconi diventano suggestivi dehors colmi di prelibatezze, da cucinare sul momento. Proseguite ancora qualche chilometro nella valle dell’Itria: almeno fino ad Alberobello, cittadina delle Murge famosa per i trulli. Queste costruzioni realizzate in pietra a secco sono state abitate a lungo, ma oggi per lo più destinate ai bed&breakfast. Sono freschissimi d’estate e tiepidi d’inverno. Costosi sempre. Tanto i pennacchi dei trulli puntano verso il cielo blu, così i cunicoli delle Grotte di Castellana si spingono nel ventre della terra. Scoperto negli anni 30 del ’900, il complesso speleologico in questione è noto in tutto il mondo per la ricchezza delle concrezioni cristalline e le forme del paesaggio... underground. Ritornate sull’Adriatico e fermatevi a Polignano: il nucleo storico si staglia sulla scogliera di tufo a strapiombo sul mare. Se un paesaggio così non basta a lasciarvi senza parole, c’è anche la duecentesca chiesa Matrice, al cui interno si trovano due statue e un presepe in pietra di Stefano da Putignano. Lungo la scogliera si aprono alcune cavità già abitate in epoca preistorica: le più belle sono la grotta Palazzese e le vicine grotte dei Colombi, Ardito e della Foca. Bari. Completamente rinnovato, da qualche anno, il suo antico nucleo di derivazione bizantina. Per chi passeggia sul Lungomare e la guarda, la città è un grappolo di case raccolto su un promontorio, sovrastata dalla cattedrale di San Sebino: un incanto. Fra le numerose chiese di Bari quella fondamentale è san Nicola, patrono della città (per chi fosse appassionato di notti bianche, quella dedicata al santo è memorabile: 6 dicembre). Al porto, dalle 11 di mattina, si servono ricci, vongole e cozze con pane caldo e birra gelata. Risalite ancora: la vostra meta ultima è il Gargano, sperone d’Italia. Prima, però, fate tappa a Castel del Monte, Andria: si dice sia il più bel castello di caccia d’Europa. Costruito in stile gotico meridionale da Federico II, ha caratteristiche tali da essersi procurato l’attenzione degli studiosi di esoterismo: perfettamente orientato in base ai solstizi, ha un impianto ottonario (pianta ottagonale con otto torrioni ottagonali, etc.). Niente di male: 888 è, secondo la cabala, il nome di Gesù. Infine, le Tremiti: fanno parte di un’area marina protetta e saranno molto apprezzate dai subacquei. In epoca romana erano conosciute con il nome Diomedee, dal mitico eroe greco Diomede che secondo la leggenda, dopo tanto girovagare venne a morire nell’arcipelago. I suoi compagni furono trasformati da Venere in uccelli: le Diomedee appunto. Ogni primavera lasciano l’Africa Orientale verso l’Adriatico per nidificare sulle pareti a strapiombo tipiche della costa di queste isole. Il loro canto si sente in particolare nelle ore notturne ed è il lamento dei compagni di Diomede che piangono la perdita del loro eroe. Postilla per chi già si sentisse in preda alla nostalgia: è la Puglia, bellezza.



In collaborazione con Filmtrailer.com

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Ferzan  Ozpetek

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Lunetta  Savino

attore protagonista

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Nicole  Grimaudo

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Sergio  Rubini

regista

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Valeria  Golino

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Anna  Falchi

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