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Accogliamo volentieri lo spirito di pace di Shirin Neshat (“Basta guerra tra Iran e Israele”, proclamò la regista a Venezia), accoppiando al Ciolo Kababe Kubide fantastici vini direttamente dalla Terra Santa. Esotismo e niente più? Tutt’altro, se pensiamo che persino due ristoranti importanti come Aimo & Nadia (a Milano) e Quinzi e Gabrieli (a Roma) riservano già ai migliori cabernet, merlot e chardonnay israeliani uno spazio mica male nelle proprie carte dei vini. Prodotti seguendo le più tradizionali regole kasher, i vini della Terra Santa godono degli effetti di un cospicuo piano quinquennale di investimenti firmati a suo tempo dal primo ministro Ehud Olmert, impegnato a lanciare anche da noi i nettari più rappresentativi di Domaine du Castel, Carmel Winery, Dalton, Galil Mountain, Ella Valley o Terres Saintes, tutte aziende che negli Stati Uniti e in Francia hanno già un nome. Nello specifico, cosa accoppiare al piatto iraniano? Il Grand Vin 2003 del Domaine Du Castel, per esempio, da anni ritenuto il miglior rosso d’Israele: taglio bordolese cabernet, merlot e petit verdot, invecchiato 24 mesi in botti francesi di Cognac, svela un bouquet molto armonico. In Italia i migliori israeliani sono importati da Supergal (per info: 02.40091000).

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