Nick Interview

Giorgio Diritti

 

Raffaella Serini

Patrimonio da preservare o inutile anacronismo? Due opinioni a confronto. Per entrambi, però, la politica non c’entra

Dopo l’occitano di Il vento fa il suo giro, il bolognese di Marzabotto parlato in L’uomo che verrà. Giorgio Diritti sembra aver fatto del vernacolo la sua cifra stilistica. Eppure, nelle sue intenzioni non c’è affatto quella di diventare “il regista dei dialetti”.


Perché, allora, farvi nuovamente ricorso?
In questo caso si è trattato di una necessità intrinseca al film, la decisione è maturata naturalmente: in fase di pre-produzione, stilando la scaletta, ci si è resi conto che il dialetto avrebbe dato un effetto di grande realismo e uniformità: certe facce non potevano che parlare così. Questa è una storia che si svolge in un’altra dimensione, in un tempo in cui l’italiano era prerogativa di pochi. Il dialetto dà pienamente senso a quel momento e permette allo spettatore di parteciparvi dal di dentro, quasi come fosse un membro della famiglia che ne è protagonista.


Paradossale, però, visto che il dialetto privilegia il local anziché il global...
Non so se ovunque fosse così o solo nell’Appennino emiliano, però, in quel periodo, non si comunicava un granché, si privilegiavano poche parole ma incisive: i dialoghi, quindi, non sono tanti, il ritmo è piuttosto lento e lo spettatore non è costretto a leggere interminabili discussioni sottotitolate, che renderebbero la situazione “straniante”.


Gli interpreti non emiliani – vedi Maya Sansa e Alba Rorhwacher – come se la sono cavati?
È stato senz’altro difficile, ma i bolognesi che hanno visto il film in anteprima le hanno ampiamente promosse.


Ma non si rischia di essere anacronistici?
Io credo che rappresenti comunque un arricchimento: l’identità linguistica coincide con l’identità stessa di un popolo. Nel dopoguerra, il dialetto è stato eliminato un po’ troppo velocemente, diventando improvvisamente lingua volgare, da ignoranti, quando invece rappresenta un bagaglio culturale inestimabile, si pensi alla poesia popolare in vernacolo o all’occitano, che era la lingua dei trovatori.


Favorevole all’insegnamento nelle scuole?
Non lo vedo come un fatto negativo, purché dietro non ci sia una strumentalizzazione politica. Di per sé sarebbe interessante, come lo è l’apprendimento del latino e greco: fa parte del nostro patrimonio. L’importante è che non venga enfatizzata come una necessità.


title articolo rubrica
Giorgio  Diritti

regista

  • tag 1
  • tag 2
  • tag 3
title articolo rubrica
Greta  Zuccheri Montanari

attore protagonista

  • tag 1
  • tag 2
  • tag 3
title articolo rubrica
Maya  Sansa

attore protagonista

  • tag 1
  • tag 2
  • tag 3
title articolo rubrica
Giorgio  Diritti

regista

  • tag 1
  • tag 2
  • tag 3