Nick Interview
Dopo la trilogia di Il Signore degli Anelli, il 48enne regista neozelandese affronta il bestseller Amabili resti, racconto onirico sull’aldilà prodotto da Spielberg: “Lui com’è? Un modello, un amico e un... bambino. Proprio come me”
“Ho letto Amabili resti nel 2002, mentre ero a Londra per finire il missaggio delle musiche di Le due torri. Stavo cercando un nuovo progetto al quale dedicarmi dopo la trilogia di Il Signore degli Anelli. La cosceneggiatrice della saga Philyppa Boyens e mia moglie Fran - anche lei mi aiuta con le sceneggiature - avevano letto il romanzo di Alice Sebold consigliandomelo. Sono arrivato all’ultima pagina in lacrime e ho chiamato subito il mio agente, scoprendo però che qualcuno ci stava già lavorando. Così, un po’ deluso, lasciai perdere... Ma poi, quel progetto venne abbandonato e dopo un paio di anni mi chiesero se fossi ancora interessato. Credo che portare sul grande schermo questo racconto fosse il mio destino”. Il regista Peter Jackson, visibilmente dimagrito, quasi irriconoscibile, descrive così la sua fascinazione nei confronti del bestseller che ha tradotto in immagini, affidandosi a un cast di altissimo livello (Mark Wahlberg, Susan Sarandon, Rachel Weisz e Stanley Tucci), al quale si aggiunge la giovanissima Saoirse Ronan. Un racconto che guida lo spettatore in una storia di dolore, violenza, perdono e rinuncia. “Ciò che più mi ha attratto di questa storia”, spiega il regista, “è il tentativo di rispondere all’eterno interrogativo su cosa accada quando si muore: una domanda che, in un modo o nell’altro, ogni persona passata su questo pianeta si è posto”.
Si è dato una risposta al riguardo?
Mi piace pensare che vi sia un’anima o uno spirito che si stacca dal nostro corpo, forme di energia che non possono essere distrutte, a dispetto delle leggi della fisica. Ho assistito un paio di volte alla morte di persone che conoscevo e mi è sembrato che ci fosse qualcosa di solenne nel momento del distacco, come se l’anima della persona lì davanti si elevasse da quell’involucro che era il suo corpo. Penso che vi sia una sorta di continuazione altrove, in un’altra dimensione.
La tradizione della rappresentazione dell’aldilà è molto antica: come voleva che fosse la sua?
L’aldilà di Amabili resti non è la destinazione ultima di tutti quanti noi, ma solo della piccola protagonista, poiché si tratta di un’interpretazione del suo subconscio. Noi mostriamo una sorta di “purgatorio”, uno spazio psicologico di attesa tra il momento della morte e la vita eterna, basato sulle nostre esperienze personali, i nostri sogni, su quello che c’è di residuale di noi. In questo senso, l’aldilà non è tanto un luogo, quanto piuttosto un sogno. Ma in generale, ho preferito privilegiare l’aspetto di entertainment rispetto a qualsiasi riflessione “seria” riguardante la vita dopo la morte.
A proposito di altre dimensioni, cosa pensa del 3D?
Sono appassionato di 3D, anche se non al punto da diventarne un promotore. Ritengo che questa tecnologia aggiunga qualcosa all’elemento di fuga dalla realtà, ma sono anche convinto che non tutto il cinema sia adatto a essere realizzato con questa tecnica. Esistono molti modi di raccontare una storia e il 3D è solo una delle possibili opzioni, così come lo sono il colore o il bianco e nero.
Amabili resti è il frutto della sua prima collaborazione con Steven Spielberg: come’è il vostro rapporto?
Lo incontrai la prima volta una quindicina di anni fa, dopo il successo di Creature del cielo, ma solo di recente ho avuto l’opportunità di stabilire con lui una collaborazione stabile. Per me è sempre stato una leggenda, nonché una grandissima fonte d’ispirazione. Spesso, quando si finisce un film, si rimane creativamente “a secco”, come se l’immaginazione fosse incapace di pensare altro. In quei momenti guardo film di altri registi per scuotere il cervello, rivedo le opere di Martin Scorsese, come Quei bravi ragazzi, e, per quanto riguarda Spielberg, Salvate il soldato Ryan. Ecco perché sono tanto orgoglioso di potere lavorare con lui ed essere suo amico. È una persona genuina e sicuramente il regista più entusiasta che abbia mai incontrato! Ma rimanere al suo livello non è facile.
Cosa avete in comune?
Il fatto che nessuno di noi è veramente cresciuto. La mia idea è che lui, come me, non sia davvero mai diventato adulto… Una bella cosa, non crede?

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