PIPPA LEE
Bertrand Damiba
È possibile, dopo una giovinezza tumultuosa, aspirare a una tranquilla vita familiare? Nel suo ultimo film Rebecca Miller (figlia del grande drammaturgo Arthur Miller e moglie di Daniel Day-Lewis) prova a rispondere attraverso le “vite private” di Pippa Lee, intepretata con eguale disinvoltura da Robin Wright Penn e nel presente e da Blake Lively, nei flashback. Pur essendo un piccolo film indipendente, i nomi che vi hanno preso parte sono di grande rilievo: nel cast compaiono, tra gli altri, Keanu Reeves, Winona Ryder e Julianne Moore, mentre a produrre c’è addirittura Brad Pitt. C’è qualcosa di dissonante nel matrimonio di Pippa con suo marito Herb (il premio Oscar per Little Miss Sunshine Alan Arkin). Editore di successo, molto più avanti in età della moglie ma uomo di grande fascino, Herb è costretto a ritirarsi dal lavoro per motivi di salulte e a trasferirsi con la moglie. Bella e piena di giovinezza, Pippa lo assiste con devozione, ma standogli accanto comprende di non avere mai seguito i suoi sogni. Le persone intorno la aiutano a prendere coscienza: i figli ormai adulti e sistemati e soprattutto un nuovo, affascinante vicino (Keanu Reeves). Un passato turbolento comincia a emergere. Come uno scavo archeologico, il film trova indizi del passato e li riconduce al presente, scoprendo lentamente i livelli della psiche di Pippa, le sue vere “vite private”. Si scopre che Herb ha “salvato” letteralmente Pippa dalla pericolosa spirale di droghe e farmaci in cui sua madre (un’eccellente Maria Bello) la stava conducendo, per poi comprendere in profondità l’affetto “speciale” che lo stesso Herb ha sempre provato per donne più giovani e deboli, come un vero e proprio “salvatore”. Il film ha molti meriti: una regia intelligente, che lancia stimoli continui allo spettatore e una fotografia mozzafiato. Ma soprattutto, il grande pregio è nella performance delle due Pippa Lee, Robin Wright Penn e Blake Lively, talmente oneste nell’aderire alle paure del personaggio che lo spettatore fa’ fatica a guardare il film con distacco emotivo.
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