Cosa c’è dietro il fenomeno paranormal activity?
di Bertrand Damiba
NICK FAQ - COME NASCE UNA INTERNET CELEBRITY?
“In futuro tutti saranno famosi per quindici minuti”, sosteneva il padre della Pop Art. Si riferiva alla (potenziale) possibilità regalata dalla Tv: dare visibilità a chiunque. Nell’epoca web 2.0 la profezia di Warhol trova completo riscontro: la rete non ha le barriere d’ingresso che il tubo catodico, anche quello ricolmo di reality show, riserva a chi vuole materializzarsi sui teleschermi dei nostri salotti. Cambia la meta: lo schermo di un computer o di un cellulare. Ma è tutta un’altra storia: bastano una videocamera o una webcam, un collegamento Internet, una vaga idea di cosa sia YouTube, la consapevolezza più o meno marcata di cosa può renderti un fenomeno web, un’Internet Celebrity. Oppure, in alternativa, ingenuità da vendere: tra le ultime star formato 2.0 una ragazzina che, in un flusso consistente di lacrime, reclama la propria moto, sottrattale da qualche malvivente senza cuore, e Laura Scimone, ventunenne palermitana divenuta celebre per un video in cui danza goffa sulle note di Poker Face di Lady Gaga e autrice di filmati successivi, in cui si presenta, ringrazia i fan (Facebook ne conta più di 52mila), compone un’ode a Michael Jackson, per l’occasione Maigol Gekkson, canta il tormentone Pop Porno, in un accavallarsi costante di sgrammaticature, sintassi libera e viscerale, vitalità incontrollabile e ironia spesso e volentieri difficilmente catalogabile come volontaria. Qualcuno, di fronte a tanta sfrontata sincerità, sospetta il progetto a tavolino: si aprono dibattiti non proprio lindi intorno alla domanda ci è o ci fa, la polemica è facile, così come l’insulto e Laura svanisce. Come tante meteore del web , quasi famosi usa e getta. Con le dovute eccezioni, naturalmente: perché Internet è un’ottima vetrina per talenti, perché ci sono illustri sconosciuti che dal web prendono la strade delle stelle, riuscendo a liberarsi dalle maglie della rete. La musica di Mika, novello Freddy Mercury, corteggia milioni di padiglioni auricolari, i suoi concerti sono sold out, ma la sua prima platea sono stati i contatti MySpace. Il passaparola, che con l’avvento della rete è divenuto pratica potentissima, ha fatto il resto. E ha fatto tanto. Lo stesso dicasi per gli Arctic Monkeys, da mister nessuno a principi dell’indie rock anglosassone, consacrati tali dopo che il loro demo Five Minutes with Arctic Monkeys viene distribuito gratuitamente on-line: il loro primo album vende più di un milione di copie in soli otto giorni, frantumando ogni precedente primato, nonostante la dilagante crisi del mercato discografico. E poi Soko, attrice francese misconosciuta e giovanissima, 2 milioni di download dalla propria pagina MySpace per I’ll Kill Her, brano cantato mentre si registra con un cellulare, locali che alla sua presenza strabordano di pubblico in Francia e già un tour mondiale alle spalle. Justin Bieber è un case study incredibile: è solo un tredicenne quando sua madre pubblica su YouTube una serie di video casalinghi che lo vedono impegnato in cover a cappella di brani famosi; oggi è una star internazionale, l’idolo di milioni di teenager. La musica, certo, ma non solo: gli Ok Go sono una band senza troppe idee musicali, eppure con videoclip sapientemente calibrati sul linguaggio YouTube sono diventati celebri: camera fissa, un’idea una, ma geniale, estetica low-fi, rivincita dell’amatoriale. Comici in erba crescono tra i pixel: Lucas Cruikshank, sedici anni, dà vita a Fred, ragazzino angosciato dalla vita, ai limiti della nevrosi; il suo canale web sfiora spesso i 45 milioni di contatti, le sue sponsorizzazioni gli garantiscono 100.000 dollari annui, gli studiosi della comunicazione sono ai suoi piedi e lui guarda dritto a Hollywood. Auguriamo una sorte proporzionalmente adeguata a Willwoosh, nome d’arte di un ragazzo romano, Guglielmo, che armato di videocamera, qualche parrucca e una padronanza ineccepibile delle regole del montaggio crea divertenti parodie di luoghi comuni, mentre la sua fama aumenta video dopo video. Su palcoscenici importantissimi (quasi un mesgere e di tutto esaurito al Franco Parenti di Milano) si muovono invece, ora, gli Oblivion, gruppo teatrale lanciato dal successo dell’esilarante I promessi sposi in 10 minuti, filmato cult postato on-line in cui la compagnia lotta contro il tempo cantando le vicende di Renzo e Lucia su arie note di canzoni pop. E il cinema? Il tam tam della rete ha sancito il successo planetario di diverse pellicole indie, da Little Miss Sunshine al recente 500 giorni insieme; gli internauti si sono affiancati agli autori in casi come Snakes on a Plane, Z-movie per progetto, che si basa su soluzioni di sceneggiatura suggerite da vitalissimi forum innamorati del genere e di un titolo (che poi non ha soddisfatto le premesse); oppure: esistono film che, concepiti per il web, sono diventati fenomeni di massa, come Zeitgeist: documentario non-profit di controinformazione non sempre ortodossa (incentrato su temi come la destrutturazione della religione cristiana, ipotesi cospirative dietro l’11/9 e il ruolo dei maggiori cartelli bancari nei conflitti bellici che hanno visto coinvolti gli Stati Uniti) che ha germinato un sequel e una serie di documentari di risposta alle proprie teorie. Oppure il corto Ataque de Pánico! (Attacco di panico) di Fede Alvarez, costato 300 dollari e visto su YouTube da più di un milione e mezzo di persone. Un successo tale da spingere Hollywood a investire 30 milioni di dollari per trasformarlo in un lungometraggio prodotto da Sam Raimi. Ma le trame tra cinema e rete assumono forme anche più curiose, il minimo comun denominatore il successo travolgente: Winnebago Man, per esempio, esilarante documentario su una Internet Celebrity - uno scurrilissimo venditore di camper costantemente irritato, “The Angriest Man in the World” - presentato all’ultimo SXSW, è già un film premiatissimo e dai testimonial volontari d’eccezione, a cominciare da Michael Moore. Star Wars Uncut invece è un fenomeno (new)mediatico opposto: l’ideatore dell’iniziativa ha invitato gli utenti a rigirare con i propri mezzi le scene del capitolo IV di Guerre Stellari; alla richiesta hanno risposto in molti, la partecipazione conta più di 470 scene, in un tripudio di carta stagnola, disegni, spade non proprio laser e mattoncini Lego, ed è già disponibile un trailer. Infine, sezione Tv, è impossibile non citare il genio di un gruppo di attori che, a Burbank, ha realizzato una melodrammatica, teatrale, parodica soap opera all’interno del negozio Ikea del luogo, senza che personale e clienti se ne siano mai accorti. In barba alla rinascita del serial statunitense, sono milioni i fan che attendono la nuova puntata di Ikea Heights (nella foto) Solo sul web. Per ora.

regista

regista
leggi tutti i commenti