Nick Interview

Zoe Saldana

 

Marco Spagnoli - Gennaio 2010

“Se il 3D rappresentasse davvero il futuro del cinema e la motion capture quello del mio mestiere di attrice, potrei dire di essermi laureata all’accademia di James Cameron!”. Diretta da registi tosti come Cameron, J.J. Abrams e Steven Spielberg, Zoe Saldana non si sente solo una bonazza sullo schermo, “ma una donna vera”.
Lei, trentunenne statuaria nata nel New Jersey con il nome di Zoe Yadira Zaldaña Nazario, è oggi una nuova stella del firmamento hollywoodiano, avendo preso parte a  film di fantascienza destinati a diventare di culto: prima in Star Trek - Il futuro ha inizio di J.J. Abrams, nel ruolo della comandante Uhura, e adesso in Avatar, dove presta le sue forme sinuose all’avvenente aliena Naytiri, trasfigurata nello scintillante 3d di uno dei film più costosi della storia del cinema, dove appare particolarmente intrigante. Quest’anno, la vedremo poi nei due film d’azione Takers e The Losers, nonché nel remake americano di Funeral Party per la regia di Neil Labute, che testimoniano la varietà di una carriera appena cominciata. “E dire che non ho mai amato Star Trek...”, riconosce candidamente l’attrice. “Appartengo alla generazione dei fan di Star Wars. Però mia madre è una trekkie ed è stata comunque lei a instillarmi il grande amore per la fantascienza, nonostante ci siano molte differenze tra la fantascienza di allora e quella di oggi. Basta guardare le uniformi: la minigonna della Uhura originale era praticamente millimetrica, anche se in realtà era una camiciona lunga. Forse io mi sarei vergognata a vestirmi così…”


Che cosa la imbarazza sul set?

Praticamente tutto, soprattutto quando, già dalla prima scena, ti tocca baciare qualcuno. Girare scene intime mi mette sempre un po’ a disagio, la tecnica richiede molta concentrazione e un sacco di lavoro. Stai sudando, hai tutte queste luci in faccia e indossi abiti molto succinti. Il direttore della fotografia, il regista e la troupe ti circondano e ti chiedono di baciare il tuo partner in una posizione strana perché risulta migliore per l’illuminazione… Ti concentri e provi a sembrare innamorata e appassionata, mentre l’unica vera domanda che ti fai è come risulterà il tuo profilo nell’inquadratura… Ma, per fortuna, l’esitazione passa subito e, anzi, alla fine ti domandi come facciano a pagarti tanto per scambiare effusioni con degli uomini così belli.


Parliamo di Avatar, un film che potrebbe segnare per sempre la storia del cinema.

Sì, ma per me è anche una bellissima storia d’amore tra una donna e un uomo che  finisce per appartenere a due mondi in lotta tra loro e deve decidere da che parte stare. Detto questo, per me il 2009 è stato decisamente l’anno della fantascienza e Avatar rappresenta qualcosa di veramente speciale.


Com’è Neytiri?
È un guerriero proveniente da una stirpe regale, che ama la sua terra, la sua cultura e la sua gente ed è chiamato a rispondere alla grande offesa arrecata dagli “alieni” terrestri agli abitanti di Pandora; ma, allo stesso tempo, è una ribelle lacerata tra il seguire il proprio cuore e il dovere di non deludere le aspettative di chi la circonda. Neytiri ha una missione da compiere, eppure è irrimediabilmente attratta da questo avatar che ha incontrato, ma che si dimostra privo di interesse, poco attento agli altri e, soprattutto, ignorante.


Che posto è Pandora?
Un vero e proprio paradiso, che brilla per i suoi colori straordinari e la sua natura lussureggiante. È un luogo utopico, un posto fantastico.


Ne parla come se ci fosse stata…
In un certo senso è così, in virtù delle tante discussioni avute con James. Si tratta di un luogo della mia immaginazione che ho “visitato” tante volte a occhi aperti.


Che tipo è James Cameron?
Quando l’ho conosciuto ho avuto la conferma di ciò che avevo sempre immaginato guardando i suoi film: Jim è un perfezionista e vuole ottenere sempre il meglio, è dotato di un puntiglio e di un’attenzione maniacale per i dettagli. E lo adoro per questo.
Poiché da più di dieci anni non faceva un film, su Avatar ha concentrato tutte le sue attenzioni. È una persona piena di passione che investe il centoventi per cento della sua energia. Lavorare con un regista così non può che migliorarti, perché ogni mattina arrivi sul set sapendo che lui è pronto ad andare oltre le convenzioni e i limiti della professione. Ma è anche una persona divertente, grazie a cui le lunghe ore passate sul set diventano molto piacevoli.


Com’è nato Avatar?
James aveva scritto le duecentotrentuno pagine della sceneggiatura già dieci anni fa, ma allora la tecnologia non gli consentiva di realizzarla come avrebbe voluto. Così, ha aspettato, fino a quando, cinque anni fa, ha potuto sviluppare la propria tecnica di ripresa. La sua forza non sta solo nell’immaginare le storie, ma anche nel riuscire a progettare la tecnologia necessaria a dare corpo alle sue idee.


È stata dura prepararsi ad affrontare questa prova?

Inizialmente mi ci sono voluti sette mesi solo per ricreare quel mondo nella mia testa. Poi, per due anni consecutivi, ho lavorato con James indossando una tuta fatta di un materiale speciale e ricoperta di puntini che ti connettono a una serie di computer in grado di registrare ogni tuo movimento. In più, hai in testa una specie di casco che documenta ogni espressione della tua faccia, trasmettendola al computer.


Suona un po’ complicato…
All’inizio lo è, ma poi ti ci abitui e piano piano accade qualcosa che oserei definire straordinario: poiché ci sono videocamere ovunque e ogni movimento viene “catturato”, finisci col non preoccuparti più della tecnica e la tua interpretazione assume una connotazione quasi teatrale, dal momento che tutto lo spazio circostante “ti appartiene”. Alla fine reciti a trecentosessanta gradi e questa condizione, oltre a farti entrare a fondo nel personaggio, ti permette di non pensare al fatto che, in fin dei conti, stai girando un film: sei disinibita e non hai costrizioni o limitazioni di sorta rispetto alle scene e alle emozioni che intendi comunicare. È un genere di approccio al cinema, che, per quanto complesso, in realtà aiuta un’attrice come me, visto che più cresciamo, più la nostra immaginazione sembra essere limitata. Così, invece, grazie soprattutto al talento di James, i limiti sembrano “cadere” e le nostre possibilità emotive risultano arricchite.


Grazie anche al 3D…
Il 3D è un cambiamento epocale, anche grazie nell’uso che ne fa James Cameron, il quale ha sviluppato la motion capture portandola a livelli inimmaginabili solo fino a poco tempo fa. Il ricorso alla tridimensionalità rappresenta un’evoluzione dei nostri sensi: il cinema è passato dal muto al sonoro, dal bianco e nero al colore e adesso dal 2D al 3D. Ma c’era da aspettarselo: la tecnologia ha fatto passi da gigante negli ultimi anni e che il cinema si adeguasse, mettendosi in linea con gli standard della nostra epoca, era soltanto una questione di tempo.


Avatar e Star Trek hanno prodotto giocattoli con le sue sembianze: cosa ne pensa?
Che sia davvero figo avere delle action figures con la propria faccia! (Ride). Se continuassi a fare questo genere di film, potrei iniziare una vera e propria collezione…


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J.J.  Abrams

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