THE MIGLIONAIRE
di Paolo Matteo Cozzi
Nick Interview
A 32 anni, il regista di Juno e Thank You for Smoking è uno degli autori più apprezzati di Hollywood. Nelle sale arriva Tra le nuvole, con un cinico George Clooney: “Ma non aspettatevi risposte, la vita è troppo complicata”
“Il protagonista del mio film assomiglia un po’ a James Bond: viaggia molto, incontra tante donne e ‘uccide’ i posti di lavoro altrui. La domanda adesso è: cosa farà nella sua prossima avventura?”. Il regista e sceneggiatore Jason Reitman scherza durante l’intervista per Tra le nuvole, film incentrato sull’affascinante tagliatore di teste George Clooney, che, quando incontra una donna che sembra assomigliargli in tutto e per tutto, comincia a ripensare alla sua vita fatta di continui viaggi e milioni di miglia frequent flyers accumulate. Dopo aver portato sul grande schermo opere brillanti come Thank You for Smoking e Juno (il primo scritto e diretto, il secondo da una sceneggiatura di Diablo Cody), il figlio del celebre Ivan (qui in veste di produttore, ma è autore di alcuni classici della commedia americana anni 80 e 90, dai due Ghostbusters a I gemelli) si conferma uno degli autori più interessanti della giovane Hollywood. Il film, però, lascia il finale aperto: “Non ho risposte per i miei personaggi”, racconta a questo proposito, “perché nella vita non ci sono vere risposte alle grandi domande; l’esistenza è infinitamente complicata, e complesse sono anche le persone”.
Lei è nato in una famiglia di cineasti, ma chi considera, oggi, come suo “padre spirituale” cinematografico?
Sicuramente Alexander Payne, il regista di Election, A proposito di Schmidt e Sideways. Credo sia il regista americano più interessante e importante della nuova generazione. E io mi riconosco tantissimo nella sua visione del mondo e della vita. Detto questo, apprezzo molto tutto il gruppo di registi nati artisticamente al Sundance: i fratelli Coen, Wes e Paul Thomas Anderson, Spike Jonze, Sofia Coppola. Si tratta di autori straordinari, le cui opere richiamano alla memoria quelle dei nostri colleghi più “anziani”, da Francis Ford Coppola a Martin Scorsese, da Steven Spielberg a John Landis, a Brian De Palma. Sono stati loro a preparare la strada per registi che, come il sottoscritto, fanno un cinema molto diverso da quello degli Studios.
Ha mai pensato di collaborare con loro?
Mi piacerebbe molto, ma semplicemente non mi vogliono! Quando ho provato a sottoporre all’attenzione di qualcuno di loro un progetto simile a New York Stories e Paris, Je t’aime, film a episodi con diversi punti di vista su un medesimo soggetto, tutti sembravano avere altro da fare e uno mi ha addirittura detto: “Scusami, si è fatto tardi, devo andare a casa…”.
Ha lavorato anche per la televisione.
E lo trovo un mezzo meraviglioso, anche se richiede molto tempo. Se volessi dedicarmici interamente, dovrei rinunciare a girare qualcosa come due o tre film, e al momento preferisco evitare, sarebbe un sacrificio enorme. Tuttavia, devo riconoscere che, attualmente, la televisione consente un lavoro sui personaggi che il cinema, almeno quello americano, sembra avere dimenticato o relegato solo a film indipendenti come i miei. Se però mi venisse in mente un’idea formidabile, con un personaggio “perfetto”, lo farei, magari seguendo un modello simile a quello della Bbc per le loro miniserie, non una serialità che si rinnova all’infinito, di anno in anno, e ti “succhia” la vita.
Qual è il suo show preferito?
Senza dubbio Mad Men, lo trovo fantastico!
Matthew Weiner, il creatore della serie, proprio in un’intervista a nick ha dichiarato che è un omaggio a Il conformista di Bernardo Bertolucci.
Correrò a comprarmi il dvd!
Al momento, a cosa sta lavorando?
Sono impegnato in due progetti: oltre a curare l’adattamento del nuovo romanzo della scrittrice americana Daphne Joyce Maynard, Labor Day, sto collaborando con Jenny Lumet, la sceneggiatrice di Rachel sta per sposarsi, a uno script che affronta la tematica razziale a New York.

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